mercoledì, maggio 04, 2016
Australia, here I am (reflection)
mercoledì, maggio 04, 2016English Version Below - Sono venuta in Australia con l’idea di lavorare in uno dei settori che preferisco: l’ Hospitality . Hospitali...
English Version Below - Sono venuta in
Australia con l’idea di lavorare in uno dei settori che preferisco: l’Hospitality. Hospitality, per noi “alberghiero”, comprende ristoranti,
bar, alberghi, e tutti i lavori ad essi legati.
Quando, un anno e mezzo fa, ho
iniziato a lavorare come cameriera,
l’ho fatto solo perché non volevo cercare nessun lavoro “serio” mentre
aspettavo il mio visto per gli USA. Si è presentata l’occasione di un
ristorante di conoscenti che apriva e sono stata praticamente obbligata da mia
madre ad andarci, dato che ero a casa a non fare niente.
Però poi mi piaceva, andavo a lavorare e non mi pesava, anzi, mi divertivo, e ho fatto passare mesi
senza cercare qualcosa che fosse legato al mio campo di studi.
E poi un giorno
mi sono svegliata, ho preso in mano la mia vita e ho iniziato a mandare
curriculum. E mi si sono presentate diverse
possibilità, e ho solo dovuto
scegliere. Ho scelto innanzitutto di partire per la Thailandia per uno stage in eventi, che è sempre stata una
delle mie passioni. Ho avuto più difficoltà a decidere se partire da lì a due
settimane per un altro stage. I miei genitori preferivano che restassi a casa
per quei tre mesi prima di andare in Thailandia, ma io di stare a casa non ne potevo più, avevo bisogno di partire per una
nuova avventura, di ricominciare a vivere. Perché mi
sentivo bloccata in un periodo morto
mentre l’orologio andava avanti.
E così sono andata a Lisbona, ed è stata una delle scelte migliori che io abbia mai fatto. Prima di tutto perché mi ha permesso di vivere un’esperienza fantastica in una città che mi resterà per sempre nel cuore, ma anche perché mi ha permesso di realizzare che quella che fino a quel momento vedevo come una possibile carriera, in realtà non mi interessa per niente. E mi è bastato un giorno per capirlo. E dopo una settimana ne ero sempre più convinta. Perché passare ogni giorno della mia vita dietro un computer semplicemente non fa per me. Per quanto mi possano piacere i social media, per quanto mi piaccia il marketing, ho bisogno di qualcosa di più attivo, ho bisogno di movimento, ho bisogno di novità, di creatività, ho bisogno di non annoiarmi, e soprattutto, ho bisogno della gente.
E questo mi ha
riportato a pensare: quali sono le
priorità nella vita? Fino ad ora, nel mio percorso di studi, ho sempre
pensato in prospettiva ad un bel lavoro, che, soprattutto, mi permetta di
guadagnare bene. Ma le esperienze ti
cambiano, e ti fanno cambiare idea. E io adesso so che quello che voglio
dalla vita è un lavoro che amo, perché l’unico modo che abbiamo per essere
felici è amare quello che facciamo tutti i giorni.
Quindi eccomi qua, dopo 10 mesi, 3 continenti e 4 lavori, a cercare ancora di capire cosa voglio e cosa non voglio fare
della mia vita, e come riuscire a
ottenerlo.














